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venerdì 31 luglio 2026

Franco Baresi (1960-2026)

Franco Baresi è stato uno dei massimi difensori della storia del calcio. Simbolo del Milan dominante tra la fine degli anni '80 e la metà degli anni '90. Per la verità, la sua avventura era iniziata molto prima e proseguita, tra alti e bassi, fino all'avvento rivoluzionario di Berlusconi nel 1986. 


Classe 1960, Franco Baresi si era affacciato in prima squadra nel 1978. C'era ancora Rivera, storico capitano rossonero al passo d'addio: giunse, inaspettato lo scudetto della stella. Lo chiamavano Piscinin: era il più giovane del gruppo. Eppure giocava in un ruolo difficile e delicatissimo, quello di libero: comandava la difesa con la personalità del veterano. Di statura regolare, sapeva staccare di testa, era intenso, persino duro nei contrasti, come l'argentino campione del mondo proprio nel 1978, Passarella. Tecnico, veloce, sapeva lanciare e avanzare palla al piede a testa alta, alla maniera di Beckenbauer, colpo d'occhio e chiusure sempre pronte ed efficaci. Un leader silenzioso ma riconosciuto e riconoscibile. Dopo quell'inizio folgorante, scese due volte in B con il Milan, fu convocato ai mondiali di Spagna 1982, senza mai giocare, chiuso da un interprete altrettanto forte del suo ruolo: il grande Gaetano Scirea, più abile in fase di costruzione, ma meno gladiatorio in difesa.


La svolta, nella carriera di Franco Baresi, fu l'avvento di Berlusconi. Grandi mezzi finanziari, grandissime ambizioni, rinforzi indovinati (Gullit, Van Basten, Ancelotti). Con Sacchi in panchina, Baresi imparò a giocare a zona, anche se già c'era stato un fruttuoso apprendistato con Liedholm. Iniziò un'applicazione quasi ossessiva del fuorigioco, al Milan. Ed era Baresi a chiamarlo, invitando poi l'arbitro a fischiare: alzava il braccio e arrivava il fischio. Intendiamoci: i milanisti sapevano attuarlo, il fuorigioco. Ma il carisma di Franco Baresi era tale, che difficilmente un direttore di gara avrebbe osato contraddire. Arrivarono tanti successi. Con Sacchi, più in Europa, poi con Capello, più in Italia. Il terzo posto, con la nazionale, a Italia '90, il secondo, a Usa '94. Dove si fece male a inizio torneo, rientrò in finale contro il Brasile, dimostrandosi tra i migliori e poi, come Massaro e Roberto Baggio, sbagliò il suo tiro di rigore. Si ritirò nel 1997, dopo una stagione deludente di tutto il Milan, con Sacchi di nuovo in panchina. Dopo di allora, era entrato in un cono d'ombra, incarichi sì, ma non di tipo eminente. Non divenne allenatore del Milan. Non saprei dire per quale ragione.


Anche suo fratello, Giuseppe, detto Beppe, di due anni più grande, ha giocato a calcio ad alti livelli. Bandiera dell'Inter, come Franco lo era del Milan. Ci sono foto di derby, nelle quali i due capitani, Beppe e Franco Baresi, si scambiano i gagliardetti. Immagini forti, toccanti, di un calcio che oggi ci sembra lontanissimo. Franco ha salutato tutti per primo. Dall'interista che sono, voglio riconoscergli di essere stato un grandissimo campione. Perché è stato davvero tale, Franco Baresi.

martedì 28 aprile 2020

Lo scudetto dell'Inter di Bersellini, 40 anni fa

L'ultimo campionato vietato agli stranieri. Finì nel 1980 la chiusura delle frontiere calcistiche, decisa dopo la sconfitta ai mondiali del 1966 contro la Corea del Nord. Quelli, tra gli stranieri, che in serie A già c'erano, nel 1966, però rimasero. Fu all'inzio degli anni '70, pertanto, che il campionato italiano divenne del tutto autoctono. E tale rimase fino, si diceva, al 1980. L'anno del dodicesimo scudetto dell'Inter, allenata da Eugenio Bersellini e presieduta da Ivanoe Fraizzoli. L'Inter fece campionato di testa, vinse i due derby contro il Milan, che un anno prima aveva conquistato lo scudetto della stella e salutato Rivera al passo d'addio, ed inflisse un memorabile 4-0 alla Juve di Trapattoni, con tripletta di Altobelli e sigillo di Muraro. Che squadra era l'Inter 1979/80? In porta schierava il silenzioso Bordon, reattivo, esplosivo, fortissimo tra i pali, chiuso in nazionale da Zoff. Difesa con terzini/centrocampisti come Beppe Baresi e Oriali, ma a destra giocava spesso, in marcatura, anche Canuti, Mozzini stopper tosto e Graziano Bini, giovane capitano cresciuto nel vivaio, libero mancino, alto ed elegante, anche lui chiuso in nazionale da Scirea e dall'emergente Franco Baresi, fratello di Beppe. A centrocampo c'era il corridore, incontrista, Marini, il mediano di spinta dalla falcata poderosa, Pasinato, Mimmo Caso regista arretrato dall'ala da Bersellini e, sulla trequarti, a bivaccare in attesa del colpo di genio, frequente e abbagliante, il meraviglioso Evaristo Beccalossi, maestro del dribbling e della pausa, testa alta, piedi fatati, mancino. Come mancino, pare e dico pare perché calciava i rigori di destro e le punizioni di sinistro e, insomma, vai a capire con quella tecnica quale fosse il suo piede preferito, era il centravanti "Spillo" Altobelli da Sonnino. Uno che segnava in tutti i modi, con entrambi i piedi, di testa, gran fondamentale, in contropiede. E dribblava, scalava sulla fascia, crossava, veniva incontro ai centrocampisti. Un asso. All'ala sinistra, terzo mancino su tre giocatori d'attacco, il velocissimo Carletto Muraro, tiro secco e stacco imperioso. L'Inter conquistò il campionato con due giornate di anticipo. E chiuse con 3 punti di vantaggio, ogni vittoria ne valeva due, sulla Juve. Stava cambiando tutto. Proprio quell'anno ci fu il calcio-scommesse, giocatori arrestati in campo. Milan retrocesso per illecito sportivo.  Verranno squalificati Albertosi e Paolo Rossi, Giordano e Manfredonia. E, alla ripresa, i primi stranieri, uno per squadra, si riaffacceranno in serie A, che stava per diventare, lo sarebbe rimasta per oltre un decennio, il più affascinante, competitivo e spettacolare campionato di calcio del mondo.

lunedì 27 febbraio 2012

Moratti chiama Ranieri: esonero imminente. Arriva Zenga

Moratti ha appena dichiarato che sta per chiamare Ranieri. Mentre scrivo, i due dovrebbero già essersi sentiti. Escludo, a questo punto, mentre l'Inter vive la crisi più drammatica della presidenza Moratti, che Ranieri possa restare al suo posto. Sfiduciato e smarrito, incapace di guidare la squadra fuori dal tunnel buio di questo ultimo mese, contrappuntato da sette durissime sconfitte, Ranieri deve essere esonerato. Anzi, avrebbe dovuto e dovrebbe dimettersi. Al suo posto, deve arrivare Zenga, perché Beppe Baresi è un ottimo secondo, perché Figo non ha esperienza di panchina. Serve Zenga e subito. Beninteso, Zenga deve avere carta bianca. Il che significa mandare in panchina i senatori, senza se e senza ma. Ieri, a Napoli, Zanetti camminava, come Stankovic e Cambiasso. Urge sterzata. Si è già perso troppo tempo. Tanto che stanno tornando in circolazione le barzellette sull'Inter. E' inaccettabile. Moratti deve sbrigarsi.