mercoledì 22 novembre 2017

La dimensione internazionale di Insigne

Tenendo anche da parte lo splendido gol segnato ieri sera contro lo Shaktar, Insigne ha conquistato, solo Ventura non se n'era accorto, una marcata caratura internazionali. Gioca le grandi sfide e, spesso, le decide. A dispetto della taglia ridotta, in tempi di calciatori tutti marcantoni, il suo talento antico, il tocco, il dribbling, la conduzione del pallone, la rapidità dei movimenti e, da ultimo, anche il tiro, gli permettono di fare la differenza. I gol in Champions League sono il timbro di una personalità calcistica ormai matura. Dispiace che Insigne a Russia 2018 non possa esserci. Se il Napoli vincerà lo scudetto, ed è probabile, sarà stato per merito di Insigne.

Cristiano Ronaldo 114 gol in Champions League, 116 gol nelle Coppe Europee, dopo la doppietta all'Apoel

Doppietta ieri sera all'Apoel, il primo dei due gol, di testa, è un manifesto acrobatico, e Cristiano Ronaldo si issa a 114 gol in Champions League, a 116 gol nelle Coppe Europee. In quest'edizione della Champions, Cristiano Ronaldo ha già segnato 8 gol in 5 partite, offrendo un rendimento opposto a quello deficitario nella Liga, dove ha scritto una sola volta il proprio nome tra i marcatori. Ad ogni modo, i gol stagionali dell'asso portoghese sono già 10. E qualcuno parla di crisi!

lunedì 20 novembre 2017

Serie A 2017/18: il punto dopo la 13^ giornata. Napoli capolista, Inter seconda

Vince il Napoli di Insigne, ingiustamente escluso da Ventura nella caporetto azzurra contro la Svezia. Il Milan, che pure gioca meglio di altre volte, continua a navigare in acque limacciose. Il derby capitolino va alla Roma, soprattutto grazie al talento, di forza e temperamento, di Nainggolan. Uno che il Belgio si permette di tenere in panchina, solo perché può schierare, in ruoli prossimi al suo, Hazard e De Bruyne. Un tempo era l'Italia ad avere consimili problemi di abbondanza sulla trequarti e dintorni. La Juve crolla al Marassi contro la Samp del preparato Giampaolo e del grandissimo Zapata. Che ha tecnica e fisico, qualcosa di Boksic, con meno dribbling, ma maggior precisione sotto porta. Se il Napoli l'avesse tenuto, avrebbe lo scudetto in tasca. Che, invece, dovrà giocarsi per lo meno con l'Inter di Spalletti, che è sempre più coriacea, ritrova Santon, e batte una buona Atalanta 2-0: doppietta di testa di Icardi. Il secondo gol dell'argentino è un pezzo di scuola del centravanti. Per smarcamento, tempismo ed esecuzione. Arranca il Toro di uno spento Belotti, che sbaglia anche un calcio di rigore: 1-1 contro il Chievo. Pareggio anche tra Spal e Fiorentina: a segno Paloschi, tornato goleador e Chiesa, destinato a ripetere la carriera del padre. Sfuma sul finire della partita la possibilità del primo punto in serie A del Benevento: vince il Sassuolo 2-1.

domenica 19 novembre 2017

Inter-Atalanta: doppietta di Icardi

Doppietta di Icardi nella ripresa, dopo un primo tempo difficile, nel quale l'Inter soffre il pressing organizzato dell'Atalanta, una squadra dal temperamento inglese. Grande ritorno in campo di Santon, sapientemente rilanciato da Spalletti a sinistra. Ma, oggi ha giocato bene anche D'Ambrosio a destra. In crescita Gagliardini. L'Inter torna al secondo posto della classifica. E, per lo scudetto, sebbene il Napoli resti favorito, c'è.

venerdì 17 novembre 2017

Storia dei mondiali di calcio: 21^ puntata (Quarto titolo per la Germania a Brasile 2014)


I mondiali del 2014 si disputano in Brasile, dopo 64 anni da quelli del 1950, che proprio i padroni di casa persero, in una partita drammatica contro l'Uruguay di Ghiggia e Schiaffino. L'Italia, allenata da Prandelli, è reduce da un ottimo Europeo, chiuso al secondo posto dietro la Spagna. Ma, delude. Dopo l'iniziale successo contro l'Inghilterra, firmato da Balotelli, s'incarta, con Costarica e Uruguay. E va fuori al primo turno. Molte polemiche della vecchia guardia, guidata da Buffon, peraltro tra i meno convincenti della spedizione azzurra. Parte bene l'Argentina, con Messi che segna quattro gol nel girone eliminatorio, salvo sparire nelle partite ad eliminazione diretta, vieppiù nella finale contro una grande Germania, che già aveva travolto, 7-1, mineirazo, i padroni di casa del Brasile, orfano di Neymar, azzoppato nei quarti contro la Colombia del capocannoniere, con sei reti, James Rodriguez. Delude la Spagna campione in carica, fuori al primo turno come l'Italia, con Diego Costa, brasiliano naturalizzato a forza, che resta a secco. Alla fine, prima la Germania delle tre mezze punte, tra cui spicca Thomas Muller, 5 gol nella manifestazione come quattro anni prima. Il gol in finale, ai supplementari, lo segna però il discontinuo Gotze. Per la Germania, sapientemente guidata da Low, si tratta del quarto titolo mondiale: raggiunta l'Italia. Seconda l'Argentina di Messi, che rimane distante dal Maradona, sublime trascinatore ai mondiali del 1986, terza l'Olanda di Sneijder e Van Persie, al canto del cigno, quarto il deluso e deludente Brasile. Il centravanti tedesco Miroslav Klose, due gol, di cui uno nella semifinale stravinta contro il Brasile, raggiunge quota 16 gol ai mondiali ( dopo i 5 nel 2002, i 5 nel 2006 ed i 4 nel 2010), diventando il capocannoniere di tutti i tempi, davanti a Luis Nazario da Lima, Ronaldo, fermo a 15. (1^ puntata2^ puntata3^ puntata4^ puntata5^ puntata, 6^ puntata7^ puntata8^ puntata9^ puntata10^ puntata11^ puntata12^ puntata13^ puntata14^ puntata15^ puntata16^ puntata17^ puntata18^ puntata19^ puntata20^ puntata)

mercoledì 15 novembre 2017

La rovina del calcio italiano: le scuole calcio

La locuzione scuola calcio mi ha sempre infastidito. Come se si potesse imparare a giocare. A giocare si comincia, dovrebbe cominciarsi, in modo naturale. Senza molte regole, senza grandi consegne, senza alcuna aspettativa. Un tempo, fino ai dieci anni almeno, si giocava per strada, in giardino, sui campetti oratoriali. Senza l'ombra di sedicenti allenatori, di solito giocatori mancati, e senza la supervisione ossessiva ed ossessionante di genitori competitivi. Quanto scritto oggi da Sconcerti, sul Corriere della Sera, lo condivido pressoché integralmente. Io, personalmente, ricordo che i triangoli imparavamo a chiuderli usando il muro come sponda. Che a stare in piedi, evitando simulazioni patetiche, ci tenevamo eccome, per non sbucciarci le ginocchia sull'asfalto. Lo stop si imparava con il super santos o con il più leggero super tele. E chi stoppava quei palloni, avrebbe stoppato con molta più facilità il tango e, vieppiù, il pallone di cuoio. Insomma, alle elementari, ma che scuola calcio bisogna fare? La nuova generazione di calciatori italiani frequenta la scuola calcio dall'età di 5 o 6 anni. Ma, come si può? Ed il gioco, il giuoco, del calcio, che fine fa? Vedere dei ragazzini obbligati a fare il fuorigioco, le diagonali, le sovrapposizioni,  è assurdo. Un Roberto Baggio, così, non potrà più nascere. Tutti i grandi talenti, quelli autentici, sono cresciuti per strada. Con questo non voglio dire, va da sé, che giocare liberi, su campetti di fortuna, renda tutti grandi giocatori. Per carità. Io non lo sono diventato e come me tantissimi altri. Epperò, la tecnica s'impara lì. E non si dimentica più. I grandi giocatori, quelli davvero capaci di fare la differenza, sono venuti tutti da lì.  Poi, ma solo poi, è giusto che venga la scuola. Dopo il gioco. Dopo aver giocato. Perché il calcio è prima di tutto un gioco. Ed allora ci sta che gli esordienti imparino, poco a poco, a sovrapporsi, a scalare. A conoscere le astuzie tattiche e le strategie del gioco. I giocatori italiani di oggi sono tutti mediamente più alti e più grossi di un tempo. Più strutturati. Sanno muoversi assieme. Epperò crossano male, stoppano peggio, tirano tre metri sopra la traversa. Non dribblano nemmeno un  birillo. Aveva più tecnica il Roberto Mancini, che, nel 1981, esordì con il Bologna in serie A, di tutti i pretesi trequartisti o fantasisti italiani di oggi messi assieme. Non credo che la FIGC abbia mai avuto tanti tesserati come oggi, nella sua storia più che centenaria. Ma, la modestia tecnica dei giocatori italiani attuali, tutti comprimari nelle grandi squadre, è imbarazzante. Troppa scuola calcio. Troppo presto. L'eliminazione contro la Svezia si spiega anche così. 

lunedì 13 novembre 2017

Italia eliminata dalla Svezia. Niente mondiali di Russia 2018. Unica consolazione: Buffon lascia

Non sentiremo più le sue prediche. Facciamoci bastare questa consolazione. Finisce la carriera azzurra del sopravvalutato Buffon. Purtroppo l'Italia non batte la Svezia e, complice la sconfitta dell'andata degli spareggi, perde l'ultimo treno per i mondiali di Russia 2018. L'ultima volta che la nazionale italiana aveva mancato una qualificazione ai mondiali era stata 60 anni fa, contro l'Irlanda del Nord. Perdemmo la possibilità di giocare i mondiali di Svezia, fatalità, 1958. Ventura, consigliato da Lippi, ha tante colpe, come il patetico blocco bianconero, vecchio come matusalemme. E gagliardo solo a parole. Sipario.

I gemelli del gol: John Toshack e Kevin Keegan

La storia europea del calcio inglese è stata prima distanza, neghittosa e superba, fino alla fine degli anni '40. Poi, il Manchester United di Busby, già prima del disastro di Monaco di Baviera, e poi dopo, con Best, Law e Bobby Charlton, aveva restituito un ruolo di primo piano ai pionieri di uno sport ormai mondiale. Ma, fu il Liverpool degli anni '70 ad aprire la strada ad un dominio mai ripetuto nei palcoscenici internazionali. Il Liverpool di una delle più straordinarie coppie del gol: Kevin Keegan, inglese, maglia n. 7, e John Toshack, gallese ma anche scozzese, maglia n. 10. Raramente, due giocatori hanno saputo intendersi bene come si intendevano loro. Segnare gol a grappoli, quasi sempre l'uno su assist dell'altro. Keegan era un'ala, diciamo pure ala destra in origine, ma a rivedere le immagini delle sue partite, era giocatore a tutto campo, come il Conti del 1982. Con la differenza che Keegan segnava come un goleador. Spesso di testa, a dispetto di una statura non da granatiere. Il granatiere, del resto, era Toshack. Con Keegan e Toshack a guidarne l'attacco, il Liverpool conquistò la Coppa Uefa nel 1973 e nel 1976, la Coppa dei Campioni nel 1977. Poi Keegan emigrò in Germania, nelle fila dell'Amburgo. Toshack rivinse la Coppa dei Campioni nel 1978 con il Liverpool. Keegan fu due volte pallone d'oro nel 1978 e nel 1979. Fu l'Italia a sbarrare la strada all'Inghilterra di Keegan verso Argentina 1978. Resta il fatto che, a livello di club, il calcio inglese della seconda metà degli anni '70 fu qualcosa di mai visto prima. Né dopo. Che il Liverpool fu l'architrave di quel dominio. E che Keegan e Toshack, che poi avrebbe avuto una carriera illustre anche da allenatore, furono il simbolo e l'asse portante di quel Liverpool. I gemelli del gol.

venerdì 10 novembre 2017

Svezia-Italia: 1-0. Disastro annunciato

Mi domando: come può una nazionale tra le più scarse della storia italiana rinunciare, con tanta iattanza, al talento di Balotelli? Nessun gioco, nessun triangolo chiuso, cambi di campo sbagliati, giocatori che si nascondono dietro gli avversari. E Balotelli resta a casa. No, non regge. Imbarazzante Svezia - Italia. I mondiali di Russia 2018 si allontanano. Ventura inadeguato al ruolo.