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Perché Bartali è stato più forte di Coppi

Va da sé che non li ho visti correre. Ma, nessun appassionato di ciclismo può fare a meno di confrontarsi con due miti fondativi dello spor...

sabato 21 settembre 2019

Milan-Inter 0-2. Brozovic, Lukaku

Inter con il centrocampo leggero: Brozovic, Sensi e Barella. Milan guardingo. Primo tempo di marca nerazzurra, ma il vantaggio matura nella ripresa. Punizione a due, Sensi tocca per Brozovic, tiro deviato da Leao e gol. Lukaku è fuori dal gioco. Errori di mura di Lautaro Martinez e il Milan guadagna campo. È proprio Lukaku a riscattarsi nel finale, trovando di testa, assist di Barella, il raddoppio che chiude il derby. Uno dei Milan più deboli che ricordi, l'Inter avrebbe potuto vincere anche 5-0 e resta da sola in testa alla classifica.

giovedì 19 settembre 2019

Visconti vince il Giro di Toscana 2019

Bella vittoria di Giovanni Visconti, ieri, al Giro di Toscana. Classica prestigiosa del calendario nazionale, che candida il corridore siciliano ad un posto da titolare nella nazionale di Cassani in vista dei prossimi mondiali nello Yorkshire. Il successo di Visconti è stato impreziosito dal secondo posto di Egan Bernal, vincitore dell'ultimo Tour de France.

Champions League: vince solo il Napoli tra le italiane

Prima giornata di Champions League. Disfatta atalantina a Zagabria. Quattro gol pesanti che non saranno facilmente dimenticati. Delle italiane, dopo il pareggio interno dell'Inter con lo Slavia Praga, quanti errori di Conte!, e quello esterno della Juve sul campo dell'Atletico Madrid, ha vinto solo il Napoli di Ancelotti. All'esito di una partita equilibrata e con il soccorso di una certa fortuna. Ma, il successo è arrivato contro il Liverpool. Callejon e Insigne hanno difeso con grandissima intensità, la squadra ha accettato una gara di contenimento. Segno d'intelligenza. Perché bisogna anche tener conto dell'avversario. 

martedì 17 settembre 2019

Inter-Slavia Praga 1-1. Conte stecca la prima in Champions League

Lukaku è un buon centravanti. Ma in spazi larghi. Nonostante la mole, non è un centravanti di sfondamento. E ha difficoltà nel primo controllo della palla. Fatti noti. Non so se noti a Marotta e Conte. La cui carriera europea è modesta come la partita che l'Inter ha pareggiato, nel recupero!, con lo Slavia Praga. A lungo dominante. La difesa a 3 è modernariato. Improponibile in Champions, specialmente quando si sia sotto nel punteggio. Imbarazzanti D'Ambrosio e Skriniar in impostazione. Non mi rassegno all'idea che Mourinho sia senza squadra e Conte alleni l'Inter. Ora, la qualificazione si fa più impervia. Il gol di Barella lascia viva qualche speranza. Speranziella. Una domanda: a chi è saltato in mente d'ingaggiare Lazaro?

lunedì 16 settembre 2019

Perché Bartali è stato più forte di Coppi

Va da sé che non li ho visti correre. Ma, nessun appassionato di ciclismo può fare a meno di confrontarsi con due miti fondativi dello sport più duro e letterario che ci sia: Gino Bartali e Fausto Coppi. In occasione del centenario della nascita di Coppi, ha perciò senso tornare a domandarsi chi dei due sia stato più forte. Ma, una premessa è tuttavia necessaria. Si tratta di un confronto asimmetrico, impossibile da dipanare senza riferimenti fisiologici anche solo approssimativi. Tra i due, troppi lo dimenticano e lo dimenticavano anche grandi cronisti dell'epoca, più coppiani che bartaliani, Brera su tutti, correvano cinque anni di differenza. Quando Bartali s'imponeva all'attenzione generale, nella seconda metà degli anni '30, Coppi era ancora un garzone di bottega. Bartali vinse il Giro nel 1936 e nel 1937, quando cercò, per primo, la grande impresa di accoppiare il Tour al Giro. E solo una caduta nella tappa Grenoble-Briancon lo costrinse al ritiro, mentre indossava la maglia gialla. Nel 1938, Bartali vinse finalmente il Tour. Quando Coppi passò professionista nel 1940 e vinse subito il Giro, correva nella squadra di Bartali, che gli diede via libera per un successo che altrimenti non sarebbe arrivato. Per capirci, fatte le debite proporzioni e mutatis mutandis, qualcosa di analogo sarebbe accaduto nel 2004, quando Cunego ebbe via libera, perché tutti marcavano il capitano Simoni. So bene che, poi, Coppi divenne il campionissimo e Cunego no. Ma, torniamo a Coppi e Bartali. La guerra fermò l'attività agonistica per cinque anni. Nel 1946, il Giro li vide contendersi il successo fino alla fine e Bartali, 32 anni, vinse, battendo Coppi, 27 anni anni, secondo. Accadde il contrario nel 1947, sempre sulle strade del Giro. Poi, Bartali stravinse il Giro della Svizzera rifilando oltre 40' a Coppi. La rivalità era già fortissima e impegnava schiere pazzesche di tifosi dell'uno e dell'altro. Ma, Bartali era ancora più forte. L'anno dopo, 1948, Magni vinse il Giro, e Bartali, 34 anni!, trionfò al Tour, dieci anni dopo il primo successo. Qualcosa di mai visto e mai più ripetuto. E veniamo alla fisiologia. Nella storia del ciclismo, con l'eccezione di Horner, vincitore quasi a 42 anni alla Vuelta del 2013, nessuno ha mai conquistato Giro, Tour o Vuelta dopo aver compiuto 35 anni. Nessuno. I 34 anni sono sempre stati la soglia fatidica ed insuperata, per il successo in una delle tre grandi corse a tappe. E non c'è alcun mistero. Invecchiando, aumentano i tempi recupero, fondamentali in una grande gara a tappe. Quando nel 1949 Coppi stravince Giro e Tour, e Bartali è secondo sia in Italia che in Francia, Coppi ha 30 anni, Bartali 35. Da lì in avanti, Coppi vincerà ancora due Giri, nel 1952 e nel 1953, e un Tour, nel 1952, Bartali lotterà, si piazzerà, vincerà ancora tappe e corse di un giorno, come la Sanremo nel 1950. Ma, non più un grande giro, perché, non tanto lo sostengo io, quanto lo dichiara la storia del ciclismo, non avrebbe fisiologicamente potuto. Non può essere un caso se, dopo 102 Giri d'Italia, 106 Tour de France e 74 Vuelta a España (282 grandi corse a tappe), tolto Horner, nessuno abbia vinto dopo i 34 anni. Tanto precisato, risultati alla mano, Bartali ha vinto più di Coppi, ha sofferto la pausa della guerra più di Coppi. Che, quando non poteva vincere, sfuggiva al confronto e si ritirava. Mentre Bartali lottava fino alla fine. La sua teoria di piazzamenti, da sommare alle magnifiche vittorie, è di rara eloquenza. La stampa del tempo, non solo quella sportiva, preferiva il laico Coppi, più a la page, del devoto Bartali. Magnificava, e con ragione, le vittorie straordinarie di Coppi, dal 1949 in poi, sempre trascurando che, a quel punto, Bartali il meglio l'aveva già dato. Sarebbe accaduto lo stesso a Coppi, dopo la vittoria del Giro nel 1953, guarda caso a 34 anni. Sicché, irripetibile la rivalità tra Coppi e Bartali, ma autentica solo fino al 1948, questo è il mio pensiero. Alla fine della fiera, credo che Bartali sia stato più forte. Il più grande grimpeur, con Gaul, nella storia del ciclismo. Il più agonisticamente longevo. Campione, ancora pionieristico, di un ciclismo già moderno. Anche una classifica a punti, opinabile come ogni classifica, individua Bartali come il più forte dei due. E, capiamoci, parliamo di due miti del ciclismo. 

Vuelta a España 2019: le pagelle.

Ecco le pagelle della Vuelta a España 2019, la prima che parli sloveno, con il successo finale di Roglic ed il terzo posto di Pogacar.


  1. Roglic: 10. Vince da favorito. Al Giro d'Italia non gli era riuscito. In pochi anni di professionismo, lui che veniva dal salto con gli sci, Roglic regala alla Slovenia il primo grande giro della sua storia. Del resto, va forte dappertutto, di più a cronometro. Ha fondo e sta imparando a gestire sempre meglio lo sforzo. E tutto questo senza avere una grandissima squadra.
  2. Valverde: 9. Vince una tappa ed è secondo nella generale della Vuelta per la terza volta in carriera, piazzamento da sommare a tre terzi posti e alla vittoria del 2009: sette podi complessivi. E pensare che ha 39 anni. Ed è rimasto uno degli ultimi a correre da protagonista gara tappe, lunghe o brevi, e corse di un giorno. Unico.
  3. Pogacar: 9. Tre vittorie di tappa, terzo alla fine, 21 anni. Predestinato. Completa il miracolo sloveno di Roglic.
  4. Gilbert: 8,5. Due vittorie di tappa, a 37 anni la sua classe è sempre limpida. 
  5. Quintana: 6. Perché vince una tappa, nemmeno troppo adatta a lui. Perde, va in fuga, recupera, perde di nuovo. Il suo resta un grande curriculum, ma, ormai, un grande giro non può vincerlo. 

sabato 14 settembre 2019

Inter-Udinese: 1-0. Sensi

Con fatica e grazie anche alla superiorità numerica regalata da De Paul, espulso per una manata a Candreva, l'Inter batte l'Udinese 1-0. Gol di testa, sì di testa, di Sensi, servito da un grande Godin. Per il resto, Barella in affanno, Lukaku, pure, contro difensori di pari stazza. Peraltro, ha sbagliato molti controlli. L'Inter deve crescere ancora parecchio.

Vuelta '19: Plataforma de Gredos vince Pogacar. Roglic conquista la Vuelta

Ventesima tappa della Vuelta a España 2019. Arrivo sulla Plataforma de Gredos. Dopo tanta salita, pur in assenza delle pendenze impossibili tipiche di molte ascese spagnole. Splendida vittoria di Pogacar, che guadagna più di un minuto e mezzo sul gruppetto maglia rossa e risale al terzo posto in classifica. Podio in un grande giro a 21 anni! Roglic vince la Vuelta! Trionfo sloveno. Valverde, 39 primavere, è secondo.

venerdì 13 settembre 2019

Vuelta '19: a Toledo vince Cavagna

Diciannovesima tappa della Vuelta a España 2019, da Avila a Toledo. Vince il francese Cavagna. Notizia di giornata l'attacco della Movistar a 60 km dal traguardo dopo leggera caduta di Roglic. Polemiche. Opinione mia: i corridori non sono tutti simpatici allo stesso modo. E Roglic non credo che sia molto amato dal gruppo. Domani, ultima tappa utilite a smuovere la classifica. Ma, Roglic può solo perderla questa Vuelta.

giovedì 12 settembre 2019

Tour of Britain '19: Affini vince la cronometro!

Secondo successo da professionista per Edoardo Affini, che conquista la sesta tappa, a cronometro, 14 km da Pershore a Pershore, del Tour of Britain 2019. Mathieu Van der Poel, sesto di giornata, torna in testa alla classifica generale, scavalcando Matteo Trentin, che lo segue a 6".

Vuelta '19: a Becerril de la Sierra vince Higuita, Roglic rinforza il primato

Diciottesima tappa della Vuelta a Espana 2019. Quintana patisce le lunghe salite. Non è un caso che abbia guadagnato tanto in una tappa come quella di ieri, soffrendo molto nel finale di quella odierna, con arrivo a Becerril de La Sierra. Lui e Pogacar cedono un minuto a Roglic, secondo di giornata dietro il colombiano Higuita. Valverde e Miguel Angel Lopez non sono stati in grado d'impensierire lo sloveno, che li ha battuti nella volata per la piazza d'onore. Da qui a Madrid, è quasi impossibile, a questo punto, che Roglic perda la maglia rossa.