Psg-Bayern Monaco 5-2: classe ed errori
Partita quanto mai spettacolare, capace di tenere avvinta anche la generazione impaziente dello smartphone. Continui colpi di scena e rovesciamenti di fronte, gol e occasioni sprecate. Contropiede rapidissimi. Calciatori dalla tecnica, attenzione tecnica in velocità, davvero straordinaria: su tutti Olise, ma anche Luis Diaz, mai così forte in carriera, Dembélé, Doué e il tonitruante Kvaratskhelia. Il risultato finale di 5-4 rimanda alla Coppa dei Campioni degli inizi, quando l'attenzione tecnica e la prudenza difensiva erano una prerogativa quasi soltanto italiana. La finale del 1960, che vide la quinta affermazione consecutiva del Real Madrid di Santiago Bernabeu, per esempio, terminò 7-3 per gli spagnoli, che travolsero l'Enitracht Francoforte: tripletta di Di Stefano, quaterna di Puskas. Un altro calcio. Che ritorna. Con il talento al centro del villaggio e l'abdicazione, penso soprattutto al Bayern, a una sapiente organizzazione difensiva. Con la difesa a ridosso della linea del centrocampo, i tedeschi si sono esposti alle controffensive rapidissime dei francesi. Un rischio calcolato? Se sì, calcolato male. Già c'era cascata l'Inter di Simone Inzaghi lo scorso anno. Solo Kimmich e il grandissimo Harry Kane, nel Bayern, hanno giocato con un'idea davvero matura del gioco, con consapevolezza della posizione e delle distanze. Ha vinto il Psg di misura. Al ritorno, tutto è ancora possibile. Fossi in Kompany, però, terrei la retroguardia dieci, almeno cinque, metri più indietro. Perché non sempre lo spettacolo assicura il risultato.
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