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giovedì 19 maggio 2011

Ritratto di Villas Boas

Per vincere, ha vinto. L'Europa League, dopo la Supercoppa di Portogallo ed il campionato. Allievo non particolarmente riconoscente di Josè Mourinho, ha cominciato prestissimo la carriera di allenatore. Conosciuto Robson, tecnico inglese venuto ad abitare nel suo palazzo, ne divenne assistente al Porto. Di madre inglese, perché portoghesi ed inglesi sono sempre andati d'accordo fin dal sedicesimo secolo, condusse un breve apprendistato oltremanica. Raccomandato da Robson, beninteso. Poi tornò al Porto e percorse la strada fortunata battuta da Mourinho, seguendolo al Chelsea ed all'Inter, scrivendo minuziose relazioni sulle squadre avversarie, per mettersi finalmente in proprio nel 2009. In Portogallo, dove affondano le sue, pare nobilissime, radici. Atteggiamento antipatizzante, fissato con la tattica, professore di umiltà, o di modestia?, predestinato. Come Berlinguer s'iscrisse giovanissimo alla direzione del partito, secondo la riuscita battuta di Pajetta, così Villas Boas ha cominciato dall'alto: pochissima gavetta, subito incarichi di responsabilità, a dimostrazione che nascere bene, come si diceva un tempo, è il modo più rapido di fare carriera. I tratti sono da juventino, comunque. Tutto il contrario di Mourinho. Ciò non toglie che anche Villas Boas avrà una grande carriera. Non grande come quella di Mourinho, però.

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