Dal 1986, anno dell'ultimo scudetto firmato Trapattoni, la Juve rimase per otto lunghe stagioni fuori dai giochi scudetto, assistendo alla fioritura del Napoli di Maradona, del Milan berlusconiano ed alle felici incursioni dell'Inter dei record e della Samp di Mancini e Vialli. Navigò a vista, tra Zavarov, talentuoso ma non decisivo, e Barros, tra Magrin ed il giovane Roberto Baggio, che nella stagione '91/92 fu costretto a giocare centrocampista!, come Vialli un anno dopo. Arrivarono Moeller ed Hassler, Di Canio e Casiraghi, Corini e Schillaci. Ma, niente. Una sola parentesi felice, con vittoria di Coppa Italia e Coppa Uefa, con Zoff allenatore. Poi, un'altra Coppa Uefa arrivò e fu soprattutto merito del miglior Baggio di sempre. Fino all'avvento di Moggi. Soltanto allora ricominciarono le litanie degli scudetti. Tanti, troppi. Fino a calciopoli. Quando la storia juventina si è riannodata a quella precedente, fatta di anonimato. Ieri sera, la Juve ha pareggiato, dopo essere stata in vantaggio doppio con il Chievo. Niente Champions anche quest'anno. La squadra, questo è il punto, ha la classifica che merita. Andrebbe stravolta per diventare competitiva.
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