Ora, tutti i detrattori di Mourinho, e sono molti, gongolano per la probabilissima eliminazione del Real Madrid ad opera del Barcellona. Ed esaltano lo schivo Guardiola, peraltro già grande calciatore, regista metodico, non metodista, che sul campo dimostrava acuta intelligenza. Come tecnico, tuttavia, quest'ultimo deve ancora dimostrare il suo valore con una squadra che non sia il Barcellona, caleidoscopio di talenti irripetibili. Insomma, con il Barcellona saprebbero vincere in molti. Se Guardiola ha un merito, è stato quello di aver tolto Messi dal dorato esilio della fascia destra, regalandogli il centro dell'attacco, con libertà, beninteso, di svariare a piacimento. Ed a questo indovinato progetto tattico ha sacrificato prima Eto'o e poi Ibrahimovic: non due qualsiasi. Ha avuto coraggio ed intuito, anzi intuito e coraggio. Detto questo, però, allenare il Barcellona è facile, perché Xavi è il miglior regista del mondo, Iniesta, ieri assente, la miglior mezzala e via dicendo. I suoi canterani giocano da sempre un calcio tecnico, veloce ma ritmato. Quando debuttano in prima squadra, sono già campioni fatti e finiti. Se Guardiola vuol davvero misurarsi con Mourinho, che ha vinto in condizioni ben più difficili, dal Porto all'Inter, contro pronostico, deve accettare altre sfide, allenare altre squadre meno competitive dell'attuale Barca. Per inciso, poi, ammettiamo che Pepe andasse espulso, ma non meritava identica sorte Daniel Alves, sempre saltato da Di Maria e costretto a scorrettezze sistematiche che gli sono costate, però, soltanto un cartellino giallo? Undici contro undici oppure dieci contro dieci, il Barcellona avrebbe vinto? Per il poco che conta, credo di no.
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