Oscar Freire Gomez ha annunciato la sua partecipazione al prossimo Giro d'Italia. Lo correrà, se Dio vuole, per la prima volta nella sua straordinaria carriera. L'asso cantabrico, velocista dotato di molta resistenza, il che costituisce un'eccezione alle regole dello sport, prima ancora che del ciclismo, ha vinto tre campionati del mondo e due Milano - Sanremo, ma, anche una corsa a tappa breve e selettiva come la Tirreno - Adriatico e, poi, tappe al Tour de France e tappe alla Vuelta de Espana, per tacere del resto. Nonostante un rosario interminabile di gravi infortuni e di cadute rovinose. Ha corso, dopotutto, poco, difficilmente più di 50 giorni in un anno. Le vittorie, in rapporto, sono state numerose. Ha dominato le volate più difficili senza il beneficio di un treno di gregari, quelli su cui, per intenderci, hanno contato Cipollini e Petacchi, Zabel e Boonen. L'ha fatto succhiando le ruote degli avversari, curando la posizione all'apice del gruppo quando il traguardo si approssimava, emergendo negli ultimi 100, 150 metri. Oppure agli ultimissimi 50, come nel 2004, quando a Sanremo precedette d'un soffio uno Zabel a braccia già levate. La storia del Giro sarà arricchita dalla presenza di questo spagnolo gentile ma perentorio, abituato a correre nascosto. Ed a vincere quando nessuno più l'aspetta.
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