Mourinho manda in campo una formazione che i più giudicano spregiudicata e che, invece, è la più ragionevole per una partita cruciale nella stagione. Da vincere. E l'Inter vince. Con tre attaccanti tre: Milito, al centro, Eto'o e Balotelli, sulle ali. E dietro tre centrocampisti di qualità come Stankovic, Thiago Motta e Sneijder. L'olandese dal moto perpetuo e dai piedi fatati è decisivo: sale e scende sulla linea di mezzo, sempre al tempo, con una naturalezza disarmante, che gli permette di non sprecare un solo pallone. Prova magistrale. Al mattino dell'incontro, qualcosa si rischia. I tartari del Rubin Kazan sono gente tosta e provano ad affondare. Zanetti comincia le sue serpentine utili a rompere il ritmo, quelle che non gli riescono contro le grandi squadre. Da un suo affondo nasce il primo gol: tacco di Balotelli e sinistro violento di Eto'o. La partita si tinge di nerazzurro, ma, resta in bilico. A scrivere la parola fine, nel secondo tempo, è Mario Balotelli, che calcia magistralmente da oltre 25 metri una punizione che nessun compagno osa contendergli. La traiettoria, beffarda come un ghigno, porta il pallone giusto sotto la traversa, quasi al centro della porta. Un prodigio balistico. Ad eccezione di Meazza, nessun interista è stato tanto forte a diciannove anni. L'Inter si qualifica agli ottavi di Champion's. E molto ha contato il coraggio di Mourinho.
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