Sabato serà, se Dio vuole, andrà in scena il derby d'Italia. A Torino, Juventus contro Inter. I nerazzurri capeggiano la classifica con otto punti di vantaggio sui rivali bianconeri, il che toglie un poco di pathos all'incontro. Ma, la storia, il prestigio, l'annosa rivalità, il fascino, i sapori antichi, l'autunno che rincorre l'inverno fanno di questo incontro una partita specialissima, molto somigliante ad una ricorrenza imperdibile. Anche perché non è soltanto questione di calcio, ma, di modi di essere e di vivere. Il calcio e la vita. Le due tifoserie, quanto son belle le generalizzazioni alle volte!, sono autenticamente, intimamente, ontologicamente opposte. La Juventus aggrega le persone o più sicure di se stesse, fino ai limiti della spacconeria, o più timide e perciò bisognose di un rifugio sicuro: molto potere, molta stampa amica, molte vittorie, molte soddisfazioni. L'Inter riunisce altri tipi umani: dai bizzarri agli insofferenti a quelli, la maggioranza, che amano sì vincere, ma, dopo tanto tribolare, all'ultimo minuto, in rimonta, quando chiunque altro dispererebbe di potercela fare. E' stato sempre così. Ed è così ancora oggi, sebbene l'Inter da qualche anno vinca e la Juve no.
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