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mercoledì 11 novembre 2009

Il congedo di Safin

Marat Safin abbandona il tennis, appena trentenne. Un ritiro annunciato il suo all'esito di una carriera spesa a dilapidare un'immensa dote di talento. Fisico da granatiere e classe cristallina, eccelleva in tutti i fondamentali di gioco, dal servizio al dritto al rovescio fino ai colpi di volo. Unico limite una certa difficoltà negli spostamenti laterali che, specialmente sulla terra rossa, penalizzava molto il suo gioco. Del resto, era il dazio da pagare alla formidabile complessione fisica. Ha vinto due prove dello Slam: gli Us Open nel 2000 e gli Australian Open nel 2005, dacché è evidente la predilezione per il cemento. Non fosse stato limitato dagli infortuni e, soprattutto, da una clamorosa, ricercata, abulia, avrebbe raccolto maggiori successi. Un personaggio quasi letterario, da romanzo russo dell'ottocento. E Safin era, è, profondamente russo. Nelle giornate migliori, era secondo soltanto a Roger Federer. Ha amato molto la dolce vita, le donne, le feste, le notti insonni. Sempre teatrale, nei gesti tecnici come nei proverbiali scoppi di malumore. Il suo non è stato un regime d'atleta: poco rigore, meno rinunce. Tuttavia, un posto nella storia del tennis gli appartiene di buon diritto, avendo espresso tante volte un gioco entusiasmante e vincente.

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