Mai stato ambizioso. Sono parole sue. Mai desiderato di migliorare, ha detto Alvaro Recoba ad un mensile francese interessato a raccontare le storie dei maggiori sperperi di talento nel mondo dello sport. Poiché sul talento di Recoba nulla quaestio, si tratta di capire perché abbia raccolto così poco durante la sua carriera. In quest'ultima intervista è Recoba stesso ad accreditare l'idea di un carattere troppo molle o, comunque, non abbastanza forte da permettergli di sopportare il dolore degli infortuni o la fatica degli allenamenti. Ed in parte è vero. Ha anche detto, però, con meno clamore e minor sottolineatura della stampa nostrana, che a lui piaceva giocare in un certo modo. Poco apprezzato qui in Italia. E ne ha pagato il prezzo. Ed anche questo è vero. Perché Recoba ha sempre amato passeggiare per il campo, piuttosto che correre. Raramente ha contrastato un avversario, quasi mai l'ha rincorso. Poca scena. Ma, grandissimi gol. Il contrario, per fare un esempio, di Zamorano. Che sembrava sempre all'ultima crociata, quando il Chino era alla prima colazione. Questione anche di stile. Però, la doppietta contro la Roma nel 2002, al Meazza, il gol contro il Newcastle, con arresto, rientro e tiro ad incrociare, il pallonetto al Bologna e via stupendo, beh, non scherziamo, quella era tutta arte. Quanto mi manca Recoba!
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