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venerdì 24 luglio 2009

Elogio del pane e dell'acqua

Il cisclimo dovrebbe uscire dalle farmacie, anche da quelle autorizzate. Dai laboratori di analisi e dalla medicina dello sport. Dalle statistiche di rendimento e dalle sigle da guerra fredda, del tipo della VAM, velocità ascensionale media. E sarebbe ancora la lingua di Dante? Se ne sta parlando da giorni a proposito di Contador a Verbier. Capisco che la noia di un Tour scontato possa avere seccato le fonti della fantasia anche dell'ultimo suiver e, tuttavia, uno sforzo narrativo, anche di pura immaginazione, andrebbe fatto. Velocità ascensionale media? Finiamola. Il ciclismo è altro o, quanto meno, altro dovrebbe essere. La purezza di uno sport dipende specialmente, anzi, dirò, spezialmente, dalla sua fedeltà alla tradizione. Per conto mio, via gli auricolari in corsa, via i cardiofrequenzimetri, anche per fatto estetico - semantico, e, mi ripeto, via i dottori dello sport. Pane, acqua e pedalare. Lungo il corso di un fiume, sotto le pendici di un monte, sul lastricato di un borgo. Chi scappa e chi insegue, chi vince, chi perde, chi si ferma e chi riparte. Senza ricette e senza tabelle. E dal medico ci si va, quando si sta male, Dio non voglia.

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