Da Montecarlo, che non è ancora Francia. Con una prova a cronometro di rara spettacolarità, buon tempo permettendo. Il favorito d'obbligo è Alberto Contador, unico tra i ciclisti contemporanei ad avere conquistato tutte le tre grandi corse a tappe: Giro, Tour e Vuelta. E' nel pieno della maturità agonistica, ha testa e gambe da campione, però...un però c'è. E sta nella necessità di convivere nella stessa squadra con Lance Armstrong. Già vincitore, record!, di sette Tour. Sopravvissuto a quello che un tempo si chiamava, con sommesso pudore, un male incurabile e ritornato alle corse dopo più di tre anni di inattività. Armstrong, oggi, vale meno di Contador. E lo stesso dicasi per i fratelli Schleck, per Sastre, campione uscente, per Menchov, ultima maglia rosa e tutti gli altri pronosticati della vigilia. Il problema è che Armstrong possiede un carisma speciale. Si carica quando lo criticano. E questa è la sua corsa. Per di più, a quasi 38 anni non ha alcunché da perdere.
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