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martedì 2 giugno 2009

Lo zio di Nadal

Saper perdere è importante. Specialmente, quando non si è saputo vincere. Nadal ha vinto tanto negli ultimi anni. Troppo, per molti. Più di troppo, per il pubblico di Parigi. E' storia ormai. E l'ha fatto non sempre con eleganza. Il pugno chiuso sovente a punto conquistato. Anche dopo un errore dell'avversario. Quel saltellare incessante prima della partita, durante la partita, dopo la partita. Le lunghe pause che si concedeva al momento di servire. Ecco tutto questo ha snervato qualche avversario e molti appassionati. Quell'aria di esibita invulnerabilità gli ha alienato tante simpatie. Lo zio, che ne è da sempre l'allenatore ed il mentore, invece di lamentarsi oggi del tifo contro il suo pupillo, avrebbe potuto per tempo consigliare al giovane fenomeno maggior sobrietà. Anche perché il tennis è nato come sport lento, aristocratico, da giocare in giardino dopo pranzo. E "la natura di una cosa sta nello suo cominciamento", diceva Vico. Quando avrà imparato a correre, saltellare ed esultare di meno, anche Nadal riuscirà più simpatico.

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