martedì 13 marzo 2018

Tirreno-Adriatico 2018: trionfa Kwiatkowski, che cerca il bis alla Milano-Sanremo di sabato

Il vincitore della Milano-Sanremo del 2017 scala la graduatoria dei favoriti anche per la vittoria alla Milano-Sanremo 2018: Kwiatkowski, infatti, ha appena conquistato, dopo l'ultima frazione a cronometro, la Tirreno-Adriatico. Davvero difficile che, sabato, la classicissima sfugga a lui o a Sagan.

7 commenti:

  1. Servirebbe un attacco deciso sulla Cipressa che riesca a portare via un gruppetto per modificare il canovaccio, la Bora però è forte e Sagan penso aspetti la volata a 'sto giro considerando che se fa sforzi prima trova sempre qualcuno che lo batte mentre se sta sotto traccia (vedi ultimi due mondiali) riesce a battere pure velocisti sulla carta più forti di lui. Ovviamente dando per scontato che non è possibile andar via da soli sul Poggio.

    Comunque la Sanremo, pur nella sua noiosa predicibilità (un ritocco al tracciato IMHO urge, magari non la Pompeiana che renderebbe troppo duro il finale ma qualcosa che spezzi la monotonia dei 100 kilometri di riviera prima dei capi), non raramente fa uscire un vincitore a sorpresa quindi non è da escludere che esca il Ciolek di turno.

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    1. Per carità, delle classiche monumento è quella più soggetta a sorprese, concordo. Qualche difficoltà in più si potrebbe inserire. Manca la fantasia ed il coraggio di un Torriani.

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    2. Da quando hanno messo Vegni a disegnare le corse RCS più che mancare di inventiva ha mostrato proprio una regressione nel percorso della Sanremo visto che ha levato subito al primo anno Le Manie, che per indurire un po' la corsa erano utili (e non la rendevano proibitiva ai velocisti visto che nel 2009 ci vinse pure Cavendish), e perfino le due collinette (la Colletta di Arenzano e i Piani di Invrea) che c'erano dopo il Turchino, poca roba ma sempre meglio della Riviera.
      Eppure la storia della Sanremo ci insegna che ogni qualvolta fosse necessario per cambiare un po' le cose si è attuato l'indurimento, altrimenti si sarebbe ancora a correre senza nemmeno Poggio e Cipressa.

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    3. Comunque non è solo la Sanremo, ormai sono 5 anni che Vegni disegna le corse RCS e mi sembra siano peggiorate tutte rispetto al periodo Zomegnan, al Giro (esclusi il Finestre e lo Zoncolan) ha praticamente cassato lo sterrato e le pendenze a doppia cifra e con la sua fissazione per la sicurezza dopo la discesa del Gavia del 2014 ha rinunciato pure alle discese tecniche quindi probabilmente non vedremo più nè tappe come Montalcino 2010 nè tipo quella con Fedaia e Gardeccia del 2011 nè discese come Gavia e Fauniera, lo scorso anno è perfino riuscito a snaturare il Mortirolo mettendolo dal lato pedalabile. Senza contare che ha quasi fatto sparire la media montagna, di arrivi in discesa se ne mette uno è tanto e lo stesso vale per tapponi con 4/5 colli, c'è quest'anno le tappe di montagna sono praticamente quasi tutte con salita secca finale e poco altro.
      La Tirreno l'ha snaturata mettendo pure lì l'arrivo secco in salita trasformandola da corsa per uomini da classiche a corsa per scalatori nonostante gli scalatori siano fuori forma in questo periodo quindi si assiste ai Bardet, Froome, Nibali, Uran che si staccano dalle seconde linee o dai loro gregari.
      Stessa cosa vale per il Lombardia che ormai è proibitiva per gli uomini da classiche, disse bene Gilbert lo scorso anno quando fece notare che con un percorso del genere lui correva per onor di firma perché sarebbe stato proibitivo seguire gli scalatori. E non dimentichiamoci del paradosso della Strade Bianche che è stata inserita nel World Tour ma invece di portarla a 230/240 km come le altre corse di quella categoria l'ha addirittura accorciata a 175/180 km, meno pure delle principali classiche dello Europe Tour che dovrebbero essere di categoria inferiore.

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    4. Soprattutto, il percorso del Giro mi convince sempre meno. Poco valorizzato l'Appennino. Eppure ha la fortuna che molti ciclisti, che prima disertavano il Giro, ora ci vengono e vogliono venirci.

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    5. Concordo, tra l'altro pur mancando salite di alta quota tapponi duri si possono comunque fare, ricordo nel 2009 molti corridori dissero che il tappone Appenninico di Monte Petrano era stata la tappa più dura che avessero mai corso.
      Se è vero che hanno firmato con Roma per cinque anni per avere l'ultima tappa nella capitale sarebbe pure fattibile nei giorni precedenti usare l'Abruzzo o fra Emilia e Toscana come tappe decisive, ed eviterebbero pure il mega trasferimento.

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