martedì 25 novembre 2014

Zenga non sbagliò sul gol di Caniggia ad Italia '90

Storia della colonna infame sportiva. Ecco, avrebbe dovuto essere questo il titolo più o meno manzoniano del post. Ma, insomma, per semplificare, si dirà che Zenga non sbagliò nelle semifinali mondiali del 1990 contro l'Argentina, che il gol di Caniggia fu un errore di squadra e dei difensori e non di Zenga. Donadoni, sfiatato, perde palla goffamente sulla trequarti avversaria, anzi propriamente la regala. Parte un contropiede manovrato dell'Argentina, palla a Maradona metà campo, triangolo, palla a Troglio, cross e palla, strana, bizzarra, soprattutto bassa, bassa come Caniggia, vicino all'area piccola, Ferri non interviene, Baresi nemmeno, se Zenga restasse in porta, la zuccata di Caniggia verso il palo lontano finirebbe in porta comunque. Zenga esce, ma la palla è bassa, bassa come Caniggia. E la palla finisce in porta. Ci sarebbe finita comunque. Eppure la storia verrà raccontata così: errore di Zenga, Italia eliminata. Non si parlerà invece di un contropiede che mai sarebbe dovuto partire, di un centrocampo azzurro che non contrasta gli argentini, di Baresi e Ferri che nemmeno riescono ad assestare una spallata di gioco a Caniggia. Né si parlerà degli errori precedenti di Vialli, paragonabili soltanto a quelli di Del Piero ad Euro 2000 contro la Francia. Non si parlerà dei rigori oratoriali calciati da Serena e Donadoni. Non si parlerà dei cambi sbagliati da Vicini, che tira fuori un rigorista scelto come Giannini, che esclude dall'inizio un Berti in grande forma, per schierare De Agostini che si pesta i piedi con Maldini. Di tutto questo non si parlerà. Perché c'è il capro espiatorio. Zenga. E la sua uscita improvvida. Che improvvida fu. Ma, soltanto per lui. Quella palla, bassa come Caniggia, finita sulla testa di Caniggia, che era basso come quella palla, in porta ci sarebbe finita comunque, anche se Zenga non fosse uscito. Uno studio appena scientifico di quella traiettoria lo dimostrerebbe. Storia di una colonna infame sportiva. Zenga non sbagliò. Non fu sua la colpa se la nazionale italiana più forte degli ultimi 40 anni, dopo quella del 1982, mai sconfitta nei tempi regolamentari, non vinse quel mondiale delle notte magiche.

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